Un’eredità fertile


Eredità è una parola bellissima, perché può lasciare un’impronta e fare del bene. Ne parla Enzo Manes, presidente di Fondazione Italia Sociale, nell’editoriale del terzo numero di CIVIC (clicca qui per scaricare la tua copia) che ci invita a ripensare alla distribuzione della ricchezza e al “dopo di noi” come un’opportunità per lo sviluppo sociale.

 


L’Italia è un paese con un serio problema di ricchezza inattiva. I dati sono noti, anche se si tende a parlarne poco. Nel nostro paese, tra beni immobili e risorse finanziarie, le famiglie detengono uno tra i livelli patrimoniali più alti al mondo. Oltretutto, in costante aumento.

La tradizionale propensione al risparmio degli italiani è stata amplificata – negli ultimi anni, quelli segnati dalla crisi economica – da un atteggiamento di crescente timore verso il futuro che ha accentuato ancora di più la tendenza ad accumulare, in vista di tempi peggiori. Di anno in anno il patrimonio degli italiani è cresciuto e oggi sfiora gli 11 mila miliardi di euro: il sessanta per cento circa in proprietà immobiliari (la casa resta il bene democratico per eccellenza) e il quaranta per cento in strumenti finanziari e liquidità.

Questa ingente ricchezza contribuisce però in minima parte allo sviluppo del paese. Lo spostamento di risorse dal lavoro e dall’impresa alla rendita se da un lato ha consentito ad una parte della società italiana di compensare gli effetti della crisi, mettendosi per così dire al sicuro, dall’altro ha posto una seria ipoteca sul nostro futuro, tanto produttivo quanto sociale.

Questa vasta immobilizzazione di risorse non soltanto sottrae risorse alle attività economiche, che avrebbero più che mai bisogno bisogno della spinta di nuovi investimenti produttivi, ma incide anche sul benessere sociale, pesantemente. A fronte di un welfare pubblico che non ce la fa a star dietro ai nuovi bisogni sociali, il tema di un maggiore apporto di risorse private ad obiettivi di bene comune è pressante.

La ricchezza inattiva dunque è il problema che ci sfida. Affrontarlo dovrebbe essere una priorità condivisa al di là di ogni distinzione politica.

Nel terzo numero di CIVIC presentiamo una proposta che va in questa direzione. Ragionando senza pregiudizi su un tema che è quasi del tutto assente dal dibattito pubblico: la necessità di rimettere mano alle imposte di successione.

L’Italia è uno dei paesi più generosi in fatto di trasmissione della ricchezza per via ereditaria. Tra soglie di esenzione molto alte ed aliquote molto basse ogni anno circa 250 miliardi di euro passano di mano senza praticamente pagare tasse. Spesso a beneficio di parenti lontani, perché siamo un paese che mette al mondo pochi figli. E siamo una popolazione che invecchia: quindi la percentuale senza eredi diretti salirà presto a quasi un quinto del totale.

La proposta che illustriamo tra le pagine di questo numero è piuttosto semplice: rivediamo le soglie e le aliquote, tutelando i gradi di parentela diretta ma aumentando progressivamente le imposte per i discendenti più lontani (dal quarto grado in avanti). E in parallelo incentiviamo, azzerando le tasse, chi intende destinare i propri beni a scopi di interesse sociale. Sarebbe una misura di equità, con cui chi ha avuto fortuna nella vita può contribuire al benessere di molti. Potrebbero trarne vantaggio organizzazioni non profit, università, scuole, musei, ospedali. L’obiettivo è rimettere la ricchezza in circolo e al tempo stesso promuovere il bene comune. Perché, altrimenti, la ricchezza che resta inattiva finisce con il rendere il futuro insostenibile per tutti.

 

ENZO MANES

Presidente Fondazione Italia Sociale

 

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